venerdì 21 dicembre 2007
Microgeophagus ramirezi
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 12/21/2007 03:38:00 PM
martedì 18 dicembre 2007
martedì 11 dicembre 2007
Acqua
Acqua
Video inviato da mari27454
Immagini di acqua in tutte le sue espressioni.Colonna sonora di Enya
ANCHE QUESTA E' ACQUA !!!
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 12/11/2007 11:06:00 PM
lunedì 10 dicembre 2007
Allestire un Acquario – Terza Parte
L’ILLUMINAZIONE
L’argomento illuminazione è molto complesso ed ha molte varianti, la presente vuole essere una semplice guida a carattere generale.
L’illuminazione è forse uno dei più importanti fattori che determinano la buona riuscita di un acquario. Soprattutto in sede di primo allestimento, in particolare fra i neofiti, non si pensa molto all’estrema importanza della luce che in verità, se allestita nel modo corretto, è la carta vincente per avere un acquario di successo.
La luce in acquario ha una doppia funzione. Innanzi tutto, abbiamo bisogno di un'illuminazione adatta per vedere i pesci e le piante nei loro reali colori, prendiamo ad esempio, il pesce Cardinale: si tratta di uno dei pesci più colorati e quindi più apprezzati in acquario. Il dorso è verde grigio, sotto si trova una fascia luminosa blu che dalla bocca attraverso l'occhio si estende fino al peduncolo caudale. Quasi tutta la metà inferiore del corpo, poi, risplende di un colore rosso cardinale. Per rendere all'occhio umano in maniera piacevole e corretta tutti questi colori, l'illuminazione deve avere certe caratteristiche che riguardano l’aspetto tecnico della luce. Tra le lampade fluorescenti si e’ rilevato particolarmente adatto il “bianco neutro". Se invece vedessimo i Cardinali semplicemente illuminati da una lampadina incandescente (lampadina classica) a luce rossa, la fascia blu al nostro occhio apparirebbe nera, quindi risulterebbe invisibile. La seconda funzione dell'illuminazione riguarda molto da vicino i processi biologici e chimici che avvengono in acquario. La luce, assieme alla CO2 (anidride carbonica), di cui parleremo meglio in un altro articolo, è alla base del famoso processo chiamato “fotosintesi clorofilliana”, con il quale la clorofilla delle piante scinde la molecola della CO2, producendo così il carbonio, necessario alla crescita della pianta stessa, e l’ossigeno, chiaramente utilissimo al nostro acquario e ai suoi ospiti.
Quanta luce occorre in un acquario?
La quantità di luce ottimale in un acquario dipende da vari fattori, come:
- dimensione della vasca (litri);
- profondità dell’acqua, più è profonda e maggiore dovrà essere l’intensità luminosa per poter arrivare sul fondo e illuminare adeguatamente le piante più basse;
- tipo di piante che si vuole coltivare, alcune necessitano di molta luce mentre altre possono vivere anche in penombra (informiamoci sulle loro esigenze).
Possiamo comunque dire che per soddisfare molte delle piante più esigenti possono andare bene circa 0,5 watt per litro e comunque, a mio avviso, è sempre sconsigliato scendere sotto i 0,3 watt per litro. Il fotoperiodo (tempo di accensione delle lampade) dovrebbe essere compreso tra le 8 e le 10 ore, tenerle accese di più non farà crescere meglio le vostre piante ma vi farà solo consumare più energia elettrica.
Ora vedremo qual’è la luce più giusta da scegliere per un acquario d’acqua dolce.
Prima di tutto dobbiamo scegliere il tipo di impianto che vogliamo utilizzare. I tipi di lampade più usate, soprattutto nella vasche commerciali, sono quelle fluorescenti (i classici neon) perché scaldano poco e sono più economiche. Tenete presente che dopo 6-8 mesi (io a volte arrivo anche a 12) i tubi al neon andrebbero cambiati perchè il loro spettro luminoso, con il tempo, si modifica è le piante ne soffrono mentre le alghe, molto più adattabili, possono prendere il sopravvento.
Altre lampade molto usate in acquariologia sono le lampade a vapori di alogenuri metallici, più comunemente conosciute come “HQI”, sicuramente più costose ma da considerarsi le migliori per la resa cromatica e per la durata di circa 6000 ore. Queste lampade devono essere schermata da appositi vetri protettivi poiché rilasciano raggi UV che possono essere pericolosi sia per le piante che per i pesci (anche per noi). Per la loro resa cromatica e per l'intensità di luce prodotta si prestano alla coltivazione di piante molto esigenti in fatto di luce. Bisogna però tenere presente che queste lampade producono molto calore e sono quindi adatte a vasche aperte.
Un aspetto importante che dobbiamo tenere in considerazione quando scegliamo le nostre lampade é la temperatura di colore, misurata in gradi Kelvin (K), solitamente in acquario si utilizzano lampade con temperature comprese fra i 4000 K e i 6500 K (mediamente la temperatura di colore della luce solare ai tropici nelle ore centrali della giornata), non vanno mai superati i 10000 K, devo dire che io ho avuto ottimi risultati con le “Aquarelle della Philips” (tubi fluorescenti da 10000 K), lampade che mi sento di consigliare.
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 12/10/2007 10:46:00 PM
sabato 1 dicembre 2007
domenica 18 novembre 2007
Pesce anfibio: vive per mesi sulla terraferma
Nelle foreste tropicali dell’America, tra acqua stagnante e alberi di mangrovie, vive un pesce che ha destato non poco clamore tra gli studiosi: è infatti in grado di respirare anche fuori dall’acqua. Una capacità insolita per una creatura dotata di branchie ma che avevano sviluppato anche gli animali che milioni di anni fa abbandonarono gli oceani per la terraferma. Il “mangrove killifish” o “Rivulus marmoratus” è un piccolo pesce carnivoro (meno di 8 centimetri) che popola gli ambienti acquitrinosi di Belize, Stati Uniti e Brasile. Quasi come un anfibio, riesce a sopravvivere ai periodi di siccità rintanandosi nelle piccole pozze che si formano un po’ ovunque: nei solchi scavati nel terreno dai granchi, nelle noci di cocco infrante e perfino in vecchie lattine di birra abbandonate. “Quando il loro habitat diventa arido, questi pesci possono vivere a lungo sulla terra” ha dichiarato il biologo Scott Taylor, che con alcuni colleghi ha fatto la scoperta scientifica durante un viaggio in Belize. Un bel colpo di fortuna: “Abbiamo calciato un tronco e un pesce ne è uscito ruzzolando” ha spiegato Taylor all’agenzia internazionale Reuters. I ricercatori hanno così scoperto che l’animale ha sviluppato un meccanismo di adattamento che gli consente di respirare con la pelle anziché con le branchie in attesa di nuove precipitazioni. Ma non è tutto: è anche in grado di sopravvivere sulla terra fino a 66 giorni senza mangiare, mantenendo in funzione il suo metabolismo. Lo studio completo su questo bizzarro pesce verrà pubblicato il prossimo anno sull’autorevole The American naturalist journal.
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/18/2007 11:14:00 PM
venerdì 16 novembre 2007
ANGUILLA DEI CARAIBI

E’ un’isola che si trova nella parte settentrionale dei Caraibi, nei suoi 26 km di costa ci sono spiagge bianchissime, il mare è di un bellissimo colore turchese e appena sotto la superficie c’è una meravigliosa barriera corallina piena di pesci colorati (un piccolo Paradiso), almeno così dicono.

La moneta ufficiale è l’Estern Caribbean Dollar, ma il dollaro americano viene accettato tranquillamente.
Se qualcuno c’è stato o ha in progetto di visitarla, mi faccia sapere!!
www.anguilla-vacation.com
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/16/2007 04:25:00 PM
mercoledì 14 novembre 2007
lunedì 12 novembre 2007
LA SCHEDA) - Barbus Tetrazona

NOME COMUNE: Barbo di Sumatra.
FAMIGLIA: Ciprinidi.
HABITAT: Arcipelago indonesiano, in particolare isole di Sumatra e Borneo. Vive nei laghi, nei fium e nei correnti, purché con acqua pulita e ben ossigenata.
LUNGHEZZA: Può raggiungere i 6 cm.
DIMORFISMO: Maschio più piccolo e snello, durante il periodo degli amori ha inoltre le pinne ventrali, il bordo della dorsale e la punta del muso di un rosso acceso.
COMPORTAMENTO: Vivace e socievole come quasi tutti i barbi, gli individui che compongono il branco sono però piuttosto litigiosi tra loro e i soggetti più piccoli e deboli sono spesso emarginati. Proverbiale la sua aggressività nei confronti dei pesci a pinne lunghe (scalare pinne a velo, maschi di combattente e di guppy), con i quali va evitata la convivenza.
ALLEVAMENTO: Anche se spesso attrae il neofita per la bella livrea e il costo contenuto, questo barbo non è adatto alla maggioranza degli acquari di comunità, dove finisce prima o poi col divenire fonte di pericolo o di disturbo per molti pesci. Meglio allevarlo in gruppi di almeno 5-6 esemplari in vasche non inferiore a 80 l, con acqua filtrata su torba e ben ossigenata, in compagnia di specie robuste e di buona taglia come altri barbi, Ciclidi, Caracidi di grandi dimensioni, ecc. Non danneggia le piante e anzi gradisce una folta vegetazione, purché si lasci ampio spazio libero al centro della vasca. Tutti i mangimi per pesci tropicali sono accettati senza problemi; non far mancare di tanto in tanto del cibo vivo o surgelato. Molto apprezzate sono alcune varietà selezionate dall’uomo, come la “verde” o “muschio” e l’albina.
RIPRODUZIONE: La coppia, riconoscibile per il gonfiore della femmina e l’intensa colorazione del maschio, va isolata in una speciale vaschetta di 20 l circa, con acqua tenera e leggermente acida, a 25-27° C. Le uova sono deposte su piante a foglie fitte o ammassi di fibra di perlon, al termine i genitori vanno rapidamente allontanati per evitare che divorino la prole. Alla schiusa (dopo circa un giorno e mezzo, più altri 3-4 giorni per riassorbire il sacco vitellino) i minuscoli avannotti devono essere nutriti con infusori e cibo in polvere finissimo.
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/12/2007 06:55:00 PM
Allestire un Acquario – Seconda Parte
IL FILTRO
Cos’è che impedisce a un acquario di trasformarsi in pochi giorni in una brodaglia maleodorante piena di pesci morti e piante marce? Il filtro!
Il filtro è sicuramente il cuore dell’acquario.
Grazie ad un efficiente sistema filtrante possiamo garantire stabilità ai valori dell’acqua, evitando che la stessa risulti inquinata a scapito della salute dei nostri ospiti.
Esistono tanti tipi di filtri per acquario (filtri esterni e filtri interni), il loro funzionamento e però molto simile, il vantaggio di un filtro esterno è quello di recuperare spazio nella vasca ma solitamente quasi tutti gli acquari di produzione industriale sono dotati di un filtro interno (che io preferisco):
- è una specie di scatola dotata di una griglia di entrata per l’acqua da trattare, e di un bocchettone d’uscita per l’acqua trattata. Il cuore di questo sistema è una pompa che aspira l’acqua facendola passare attraverso ai vari materiali filtranti, e poi la espelle garantendo tra l’altro un salutare movimento dell’acqua.
Di solito in questi filtri è previsto uno scomparto per il termoriscaldatore, un semplice cilindro di vetro dotato di termostato e resistenza, che consente di riscaldare l’acqua rendendola così adeguata alle esigenze dei pesci tropicali (25 – 28 °C).
Il filtro, in un acquario d’acqua dolce, ha due funzioni principali:
1. rimuovere le particelle di sporco più grossolane (filtraggio meccanico);
2. ripulire l’acqua da composti chimici potenzialmente dannosi (filtraggio chimico-biologico).
La filtrazione meccanica si realizza tramite apposite spugne o ovatta sintetica che ha il compito di trattenere i detriti e le particelle di sporco più grossolano.
La filtrazione biologica avviene, invece, attraverso le colonie batteriche che decompongono le sostanze inquinanti (ammoniaca e nitrito) trasformandole in nitrato, di per sè non tossico (se non supera certi livelli), ma che incrementa la proliferazione delle alghe, soprattutto se associato ad un’impropria illuminazione.
Per espletare al meglio le loro funzioni i batteri necessitano di appositi “sostegni” che sono costituiti dai cannolicchi.
Questi ultimi vanno inseriti, in quantità pari ad 1/3 circa della lunghezza dello scompartimento centrale del vano filtro, dopo essere stati lavati con cura.
L’insediamento delle colonie batteriche può essere favorito con gli appositi biostarter (batteri dormienti che potremmo paragonare ai fermenti lattici) reperibili in commercio.
I cannolicchi non andranno lavati per molti mesi (a volte anche mai) e l’eventuale lavaggio consisterà in un leggero risciacquo per non eliminare completamente i nostri amici batteri.
Il filtraggio chimico è sicuramente quello più controverso:
- esso avviene inserendo nel filtro una certa quantità di carbone attivo, sostanza altamente assorbente che elimina moltissimi inquinanti chimici pericolosi.
Il mio consiglio è di non abusarne! Trattare troppe volte l’acqua col carbone attivo la renderebbe povera di sostanze utili, e le piante ne soffrirebbero molto.
Questo, comunque, non vuol dire che il carbone attivo sia sempre da evitare, per esempio, se l’acqua del vostro acquario dovesse diventare torbida senza motivo apparente, e rimanere in quel brutto stato anche dopo un cambio parziale dell’acqua, ricordate che il carbone può fare miracoli!
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/12/2007 06:50:00 PM
domenica 11 novembre 2007
MUORE UN TIFOSO
La vittima è Gabriele SANDRI, romano ventottenne. Colpito al collo da un proiettile sparato dall'arma di un agente della Polstrada, mentre si trovava seduto sulla sua auto. Il questore ammette: "Forse un tragico errore".
COMMENTO:
Sono d’accordo con chi dice che, se il poliziotto “ha sbagliato” deve pagare...è morto un ragazzo!
Comprendo la giustificata disperazione della famiglia, alla quale esprimo il più sentito cordoglio.
Però assolutamente non capisco quei CRETINI che approfittano della morte di un ragazzo per andare in giro a spaccare tutto prendendosela con chi non centra assolutamente nulla.
BRAVI CRETINI !!
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/11/2007 11:10:00 PM
sabato 10 novembre 2007
BARZELLETTE) - Carabinieri

Mette i pesci in padella. Mette il coperchio sopra la padella.
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/10/2007 10:33:00 PM
venerdì 9 novembre 2007
Pesce poliglotta
pesce poliglotta
Video inviato da zanzi75
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/09/2007 04:22:00 PM
The original Mahna Mahna
The original Mahna Mahna
Video inviato da Cooliox
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/09/2007 04:09:00 PM
TECNOLOGIA)- LG Philips: schermo flessibile di acqua e olio
Il consorzio LG Philips, già conosciuto per la costante ricerca nella sviluppo di schermi ultrasottili, ha da poco richiesto il brevetto di uno schermo FOLED, che utilizza acqua ed olio per mostrare le immagini.Il problema principale degli attuali schermi OLED flessibili pare essere il calore eccessivo generato, rendendo così la loro produzione complessa e quindi costosa.
LG Philips eliminerebbe questo problema generando i pixel con acqua ed olio: quest'ultimo (opaco) galleggerebbe sopra l'acqua scurendo una determinata zona. A questo punto l'applicazione di elettricità cambierebbe il colore del pixel a piacimento.
Quindi alla fine dei conti questo "semplice" e poco costoso processo avvicinerebbe il futuro degli schermi flessibili.
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/09/2007 02:14:00 PM
NOTIZIE)- Tempesta Mare del Nord: un morto
ANSA) - BRUXELLES, 9 NOV - Danni in Belgio per la tempesta del Mare del Nord, con venti a 90km/h e forti piogge. Un'auto e' finita in un fiume: morto il conducente. I record di vento sono stati misurati all'aeroporto di Deurne e nel comune di Coxyde. Nella regione di Liegi i pompieri sono intervenuti molte volte per inondazioni e alberi caduti sulla carreggiata di diverse strade. Centinaia di persone sono state allontanate dalle loro case e hanno trascorso la notte in rifugi lungo le coste del sud-est dell'Inghilterra.Raffiche di vento e pioggia, in Belgio auto finisce in fiume
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/09/2007 01:56:00 PM
giovedì 8 novembre 2007
Allestire un Acquario
Con questo post vorrei iniziare con voi un discorso sull’acquariofilia 
- fare sempre prima uno schizzo su carta dell'arredamento base e della sistemazione delle piante, lo schizzo vi aiuterà anche a stabilire la grandezza dell'acquario;
- più grande è l'acquario e più stabile sarà l'equilibro biologico, ne consegue una più facile cura e manutenzione, la grandezza minima consigliata è di cm 60 X 30;
- farsi subito un'idea del numero e della grandezza dei pesci e delle piante che si vorrebbero immettere, si deve calcolare almeno un litro d'acqua per ogni cm di pesce (considerate la misura da adulto);
- un altro fattore è lo spazio e la sistemazione in casa vostra, l’acquario non deve ricevere la luce diretta del sole e non deve essere troppo vicino ai termosifoni;
- non è un problema invece la forma dell'acquario, potete scegliere tranquillamente quello che maggiormente si adatta al vostro arredamento;
- non cercate di risparmiare troppo all'inizio - "potrebbe costarvi molto in seguito".
A questo punto siamo pronti per iniziare la nostra avventura:
- acquistare un paio di secchi nuovi che verranno riservati esclusivamente a questo scopo;
- non dovrete per nessun motivo utilizzare dei detergenti per la pulizia delle pareti interne o del materiale e degli arredi che andranno sistemati nella vasca;
- scegliete una posizione in modo tale da non doverlo spostare in futuro per evitare il rischio di romperlo e anche perchè un acquario completo da 100 litri può pesare fino a 150Kg (tenetelo presente anche per scegliere il mobile che dovrà sostenerlo).
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/08/2007 11:24:00 PM
martedì 6 novembre 2007
INQUINAMENTO
Che cosa è l’inquinamento?
Con il termine generico inquinamento si indica il degrado dell'ambiente causato dall'immissione, da parte dell'uomo, di sostanze che ne alterano le caratteristiche chimico-fisiche. A seconda di dove sono immesse queste sostanze, che possono essere solide, liquide o gassose, si parla d'inquinamento atmosferico (o dell'aria), dell'acqua e del suolo.
Sono sostanzialmente tre i modi attraverso i quali l'ambiente naturale può essere inquinato:
- immettendo sostanze inquinanti non di per sé tossiche ma con una velocità tale che i cicli biogeochimici non riescono del tutto a smaltire: è questo il caso dell'anidride carbonica e di molti composti organici
- liberando sostanze tossiche per gli organismi viventi: alcune di loro poiché non sono biodegradabili (non sono cioè trasformabili in composti inattivi dai normali meccanismi biologici) aumentano la loro concentrazione, e quindi la loro tossicità, nei viventi passando da un anello all'altro delle catene alimentari
- depositando nell'ambiente sostanze inquinanti che restano inalterate nel tempo, cioè non subiscono alcuna forma di degradazione, come la plastica.
Tutte queste sostanze liberate nell'ambiente modificano la composizione chimica e le caratteristiche fisiche di aria, acqua e suolo, agendo negativamente sull'equilibrio dei vari ecosistemi.
L'inquinamento è un fenomeno antico, ma ha cominciato ad assumere dimensioni preoccupanti nel secolo scorso perché è un problema strettamente legato alla nascita della cosiddetta civiltà industriale e all'aumento della popolazione. La situazione sta diventando sempre più grave, perché le naturali capacità autodepurative dell'ambiente sono insufficienti ad eliminare tutte le sostanze tossiche che v’immettiamo.
Il problema dell’inquinamento si sta facendo sempre più grave e anche pericoloso per la nostra salute. E non solo nelle nazioni industrializzate e densamente popolate, ma anche in aree e regioni dove l’uomo è quasi del tutto assente.
Inquinamento idrico
L’acqua è fondamentale per la vita dell'uomo, inquinarla significa compromettere gravemente la nostra salute.
La carta europea dell'acqua, all'art. 3, afferma che "alterare le qualità dell'acqua significa nuocere alla vita dell'uomo e degli altri esseri viventi che da essa dipendono".
Inquinare l'acqua, dunque, vuol dire modificarne le caratteristiche qualificative, al punto da renderla inadatta al consumo degli esseri viventi.
L'inquinamento idrico può avere diverse origini.
Inquinamento naturale
L'inquinamento naturale non avviene per opera dell'uomo ma a causa di frane, alluvioni, eventi atmosferici e stagionali. Questo fenomeno non crea problemi particolari, perché l'acqua è in grado di autodepurarsi, entro certi limiti.
Inquinamento urbano
L’inquinamento urbano proviene dalle fogne delle città
Ognuno di noi consuma da 100 a 200 litri di acqua potabile al giorno: questa acqua, che contiene residui organici, saponi, detersivi e rifiuti di natura varia, finisce nei tubi di scarico, di lì nelle fogne e, in genere senza alcun trattamento di depurazione, nei fiumi e poi in mare.
Ciò significa una quantità da 5 a 10 miliardi di litri di prodotti inquinanti che finiscono nelle acque pubbliche, con il risultato che a causa di questa concimazione forzata le alghe e le piante dei fiumi e dei laghi aumentano in gran copia, consumando ossigeno durante la notte, poi muoiono e marciscono aggravando lo stato dell'inquinamento, sottraendo ossigeno alle creature acquatiche e provocandone la morte. Questo fenomeno si chiama eutrofizzazione ed è la causa della morte biologica di molti corsi d’acqua.
Inquinamento industriale
L'inquinamento industriale è dovuto all'immissione di sostanze chimiche non biodegradabili nelle acque dei fiumi, dei laghi e dei mari. Ogni giorno migliaia di fabbriche scaricano nel sistema idrico quantitativi enormi di coloranti, acidi, tinture, schiume, polveri di metalli e mille altri veleni che danneggiano irrimediabilmente la flora e la fauna acquatica.
Inquinamento termico
L'inquinamento termico è dovuto all'immissione, nei fiumi e nei torrenti, dell'acqua calda usata per raffreddare gli impianti. Ne sono responsabili le centrali termoelettriche e termonucleari, oppure le industrie siderurgiche.
Inquinamento agricolo
L'inquinamento agricolo è provocato da un uso indiscriminato di fertilizzanti, concimi chimici e pesticidi.
Queste sostanze tossiche finiscono nel sottosuolo o nei fiumi e giungono, attraverso la catena alimentare, fino all'uomo.
Tutte queste forme d’inquinamento si ritorcono contro l'uomo, in forma di riduzione delle risorse idriche, avvelenamento dell'ambiente e malattie.
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/06/2007 09:03:00 PM
lunedì 5 novembre 2007
ACQUA COTTA - ricetta toscana

L'acqua cotta ha sfamato generazioni di lavoratori della maremma: sia che facessero i mandriani, i pastori o i carbonai, si preparavano tutti l'acqua cotta, un mangiare che variava con le stagioni e con quello che si trovava nei campi o nei boschi e ci si poteva permettere di cuocere in pentola.
I mandrani e i pastori, che un tempo andavano a trascorrere lunghi mesi in Maremma con le loro bestie, anche quando andava bene, nel tascapane avevano poche cose che dovevano durare il più a lungo possibile: una bottiglia d'olio, qualche cipolla e qualche aglio, un po' di baccalà secco, del pane, un pezzo di pancetta di maiale, o del lardo e l'agreste, che a quei tempi veniva usato al posto del pomodoro ed era ottenuto strizzando l'uva mezza acerba d'agosto in un recipiente chiuso poi da cera d'api.
Così, mentre facevano pascolare le bestie, anche il mandriano e il pastore cercavano le erbe, le pulivano, poi le bollivano e le strizzavano in piccole palle.
Prendevano un recipiente di ferro, vi tagliavano a quadretti piccolissimi la pancetta di maiale, o il lardo, una cipolla a fettine sottile e facevano soffriggere il tutto con l'olio. Quando la cipolla imbiondiva aggiungevano l'agreste e, se ce n'era, un po' di vino.
Nel frattempo facevano bollire dei pezzetti di baccalà, precedentemente messo a mollo, per circa un'ora in una pentola d'acqua con delle patate. Ci rovesciavano l'intingolo col soffritto e facevano cuocere tutto a fuoco lento.
Quando tutto era giunto a cottura arrostivano il pane tagliato a fette, lo ungevano, lo mettevano in un recipiente e sopra vi versavano tutto quanto avevano bollito.
Era una ricetta legata alle stagioni, dato che venivano usate piante spontanee raccolte nei campi o nei pascoli e ai mestieri:
per esempio diversa dalle altre era l'acqua cotta dei pecorai che potevano arricchirla con un po' del formaggio prodotto dal loro gregge.
Era un piatto di gente che viveva male.
Come i pecorai e i mandriani, anche i carbonai facevano un duro lavoro che li portava lontani da casa per lunghi mesi.
Oggi quasi non esistono più, ma quella dei carbonai è una storia di sacrifici, privazioni, nottate insonni per controllare i mucchi dove bruciava la legna da trasformare in carbone. I carbonai erigevano un riparo con tronchi e lo ricoprivano di fango ed erba, per ripararsi durante la notte dagli animali, dal freddo e dalla pioggia. Fra di loro c'era sempre qualcuno addetto alla preparazione del pasto: spesso si trattava di polenta e formaggio, o dell'acqua cotta, fatta con poche erbette e qualche fungo trovato nei boschi.
8 Fette Pane Casereccio Raffermo;
Olio D'oliva Extra-vergine;
1 Cipolla;
4 Pomodori Da Sugo;
Alcune Foglie Menta Selvatica (mentuccia);
Sale;
Pepe.
Modalità di preparazione
Mettere le fette di pane nella zuppiera condendole con abbondante olio e pepe macinato di fresco.Far bollire in 3/4 di litro di acqua salata la cipolla affettata, i pomodori a filetti e la mentuccia a tagliata grossolanamente.Dopo 20 minuti versare il tutto sul pane e far riposare coperto per un paio di minuti. Servire ben caldo.
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/05/2007 09:12:00 PM
domenica 4 novembre 2007
LA ZANZARA TIGRE - il flagello che viene dall'acqua
Grazie alla sua versatilità, la zanzara tigre è riuscita a superare barriere ambientali notevoli: infatti, depone le uova in ambienti asciutti e poco luminosi dove sono in grado di superare inverni anche rigidi. Il ciclo riprende poi quando si allungano le ore di luce, la temperatura si aggira sui 10 gradi e questi ambienti si riempiono di acqua, spesso anche semplicemente grazie a fenomeni di condensa. A questo punto le uova si schiudono, danno origine a larve e quindi a zanzare adulte che colonizzano poi le zone circostanti secondo un andamento “a focolaio”, cioè in modo non continuo e omogeneo. In Italia, è presente come insetto adulto da marzo a novembre-dicembre, ma la deposizione della uova invernali, quelle destinate a svernare, si conclude entro la fine di ottobre e metà novembre.
PrevenzioneNei mesi più caldi, quando le temperature medie sono intorno ai 25°C, la zanzara può completare un ciclo di sviluppo in meno di 10 giorni, con un picco di massima densità al culmine dell’estate, tra agosto e settembre. L’azione tesa a contrastarla è di natura essenzialmente preventiva e deve puntare a limitare tutte le situazioni e i comportamenti che ne facilitano la riproduzione e la diffusione.
La strategia di lotta, messa a punto dalle istituzioni sanitarie e dai comuni, si concentra soprattutto sull’individuazione e distruzione dei focolai larvali e sulle campagne di informazione al cittadino al fine di prevenire la possibilità di deposizione delle uova. Un altro aspetto fondamentale è monitorare la diffusione dell’insetto. Per questo, fin dall’inizio degli anni ’90, il Laboratorio di parassitologia dell’Istituto superiore di sanità è diventato centro di riferimento per la sorveglianza e il controllo della specie, producendo numerosi studi al riguardo e coordinando un Programma nazionale di sorveglianza della zanzara, sistema che attualmente funziona recependo le segnalazioni effettuate dalle Asl e dai Comuni.
La diffusione della zanzara tigre è tipicamente urbana, e non si ritrova nelle aree rurali, proprio per la sua propensione a deporre le uova in piccole raccolta d’acqua. Per questo, è necessario monitorare tutte le zone in cui l’acqua ristagna, come i sottovasi di piante e fiori, le aiuole e le vasche e fontane ornamentali, qualsiasi contenitore lasciato all’aperto, le grondaie, ecc. Oltre a un monitoraggio sistematico, effettuato per esempio con l’impiego di ovitrappole, le istituzioni locali dovrebbero provvedere a:
pulire i tombini prima dell’inizio dei trattamenti
effettuare trattamenti larvicidi perlomeno con cadenza quindicinale nei tombini e in tutte le zone di scolo e ristagno poste in aree pubbliche
effettuare interventi mirati a disinfestare le popolazioni di zanzare adulte nelle aree scolastiche e in altre zone dove l’infestazione sia particolarmente intensa. Questi interventi possono essere realizzati con insetticidi di sintesi, i piretroidi, che però hanno caratteristiche molto diverse dal tradizionale Ddt e che non vengono in ogni caso spruzzati in modo indistinto nell’ambiente, ma mirati a zone precise. Sono prodotti in solventi acquosi, e quindi hanno un minore impatto sull’ambiente e sulla salute e sono abbattenti e non persistenti. Non rischiano quindi di generare resistenze, ma hanno un’azione acuta e non cronica, uccidendo le zanzare all’istante. Evidentemente, però, un intervento di questo tipo richiede una preparazione accurata, sia per l’individuazione del sito dove le zanzare si riposano e quindi possono essere colpite, sia per allertare la popolazione che si trova in quella zona
mettere a punto campagne informative che coinvolgano i cittadini nella lotta alla zanzara tigre, utilizzando tutte le strategie di coinvolgimento di tutte le fasce della popolazione, come per esempio gli anziani che si recano con frequenza ai cimiteri, che rappresentano una delle aree a rischio di infestazione della zanzara.
I cittadini infatti possono efficacemente contribuire alla lotta cercando di:
evitare l’abbandono di materiali in cumuli all’aperto che possano raccogliere l’acqua piovana
eliminare l’acqua dai sottovasi, dagli annaffiatoi, dai bidoni, dai copertoni
innaffiare direttamente con le pompe gli orti e i giardini, senza mantenere riserve di acqua a cielo aperto
eventualmente, se necessario l’uso di recipienti per la raccolta dell’acqua, cercare di tenerli coperti e provvisti di zanzariera, ben fissata e tesa
pulire e trattare bene i vasi prima di ritirarli all’interno durante i periodi freddi. L’abitudine di portare le piante al riparo dai freddi invernali, infatti, è probabilmente una delle cause che generano, all’arrivo della primavera quando le temperature salgono e le piante vengono nuovamente esposte e innaffiate, la schiusa delle uova invernali facilitando notevolmente la diffusione della zanzara stessa nell’ambiente
introdurre pesci rossi, grandi predatori delle larve di zanzara, nelle vasche e nelle fontane dei giardini
trattare i tombini, e tutti i recipienti posti all’esterno dove si raccoglie acqua piovana, ogni 7-10 giorni con prodotti larvicidi specifici che si acquistano in farmacia. In particolare, il prodotto più diffuso e consigliato è il Bacillus thuringiensis israelensis. Questo prodotto, derivato da un batterio capace di produrre una tossina ad azione molto specifica contro la zanzara tigre, ha numerosi vantaggi: è naturale e non di sintesi chimica ed è già presente nell’ambiente, uccide solo le larve di Aedes albopictus e di pochissime altre specie non causando quindi grande impatto, si degrada molto velocemente e quindi non persiste. Questo è indubbiamente un grosso vantaggio sotto il profilo della salvaguardia ambientale anche se obbliga a ripetere il trattamento con una certa frequenza.
I repellenti di sintesi (tipo deet) in forma di crema o spray sono efficaci contro la zanzara tigre, ma devono essere utilizzati con cautela.
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/04/2007 12:10:00 AM
sabato 3 novembre 2007
LE MAREE
Le maree sono l'effetto più tangibile dell'influenza esercitata dal Sole e dalla Luna sul nostro pianeta, e sono quindi causate in maniera diretta dalla forza di gravitazione universale che vuole due qualsiasi corpi attrarsi in maniera reciproca in funzione della propria massa e della distanza che li separa.
Origine delle maree
La Luna esercita infatti una forza di attrazione sulla Terra che maggiormente si ripercuote sulla massa liquida perchè questa, a differenza di quella solida, è più soggetta alle deformazioni.

Ad incrementare il fenomeno concorre anche il Sole con la sua forza di attrazione che comunque agisce in misura minore di quella lunare infatti, anche se più grande, la nostra stella dista dalla Terra 400 volte più della Luna, con la conseguenza che il nostro satellite farà sentire la sua influenza 2,2 volte di più.
Il risultato di queste forze mareali sarà allora un'oscillazione della massa liquida che provocherà in ogni istante un rigonfiamento del livello delle acque che si rifletterà anche nella parte opposta della Terra per cause che vedremo. Viceversa in altri due punti, diametralmente opposti, avremo due abbassamenti. Sono i cosiddetti fenomeni di alta e bassa marea che nell'ambito di un giorno lunare, 24 ore e 50 minuti, si verificheranno nello stesso luogo con una periodicità di 12 ore e 25 minuti ed un intervallo fra uno e l'altro di 6 ore 12 minuti e 30 secondi circa.
Oltre alla forza di gravitazione universale in questo fenomeno entra in gioco anche un'altra forza, quella centrifuga. Infatti la Terra e la Luna, legati da mutua attrazione, costituiscono un unico sistema che ruota attorno ad un baricentro collocato a circa 4800 km dal centro della Terra in direzione della Luna, con il risultato che la massa delle acque che si trova dalla parte opposta alla Luna si gonfia appunto per la forza centrifuga derivante dalla rotazione del sistema.

livelli d'innalzamento delle acque si fanno sentire particolarmente vicino le coste e possono raggiungere anche i 15 metri, mentre in mare aperto o in mari chiusi come l'Adriatico, toccano il metro di altezza.
C'è da dire infine che oltre ad agire sulla massa liquida questo fenomeno influenza anche il moto di rotazione della Terra. Infatti la Luna trascinando con sè le acque, agisce come un freno sul nostro pianeta, con il risultato di farne rallentare il periodo di rotazione, e dunque la durata del giorno, che va crescendo sempre più anche se in maniera impercettibile.
Classificazione delle maree
La maree comunque possono essere distinte in:
-Lunari - quando l'innalzamento delle acque si verifica in direzione della Luna;
-Antilunari - quelle che si creano nella direzione opposta;
-Equinoziali o Vive - nei periodi di Luna Piena o Nuova e perciò quando all'allineamento si aggiunge anche il Sole;
-di Quadrature o Morte - al primo o all'ultimo quarto è perciò quando il nostro pianeta ed i due astri maggiori formano un angolo di 90°.
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 11/03/2007 11:47:00 PM
mercoledì 31 ottobre 2007
IL CICLO DELL'ACQUA
Questo e' importante perche' le falde acquifere rappresentano il serbatoio dell'acqua potabile.
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 10/31/2007 04:57:00 PM
giovedì 5 aprile 2007
Le Valli di Comacchio (FE)

Racchiuse fra il Po, il mare e il Reno , le valli di Comacchio rappresentano una realtà ambientale d'importanza internazionale, per la ricca vegetazione alofila che caratterizza dossi, argini e barene, per la moltitudine di uccelli, che qui trovano il loro habitat ideale, e, per la millenaria attività legata all'allevamento della rinomata anguilla di Comacchio.Il museo delle valli, a pochi chilometri dalla città, propone un percorso a piedi o in barca che si snoda all'interno delle valli e permette di visitare gli antichi casoni da pesca, i lavorieri utilizzati per la cattura del pesce, e soprattutto, di poter avvistare gli uccelli che popolano le valli, le volpoche, i cavalieri d'Italia, gli aironi rossi, bianchi e cinerini, i falchi; e riconoscere inoltre le poche piante che riescono a crescere in un ambiente così difficile, il limonio con la sua bella fioritura dai fiori lilla, la salicornia che in settembre tinge di rosso gli argini dei canali e le barene, la salsola e il settembrino.
Casone Foce

Pubblicato da Stefano da Firenze alle 4/05/2007 08:58:00 PM
mercoledì 4 aprile 2007
Valli di Comacchio
A proposito di acqua, conoscete le valli di Comacchio e il "Parco Nazionale del delta del Po", potere consigliarmi percorsi da fare in bicicletta, che sia alla portata dei bambini?
GRAZIE!!
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 4/04/2007 11:27:00 PM
Nell'attesa di qualche vostro spunto, vi racconto che sono appassionato di acquari, quello nella foto è mio, ne ho anche uno da 90 litri e anche quello va benino.
Vorrei cambiare sostituendo le due vasche con una sola ma più grande, per ora mi accontento.
Mi piacciono molto le piante anche se non mi riesce di impararne i nomi, comunque mi sembra di riuscire a farle crescere bene, dalla foto si dovrebbe vedere.
Mi diletto con il "fai da te", la vasca in foto è illuminata da una plafoniera autocostruita, come autocostruito è l'impianto per la CO2, anche il concime lo faccio da solo con una ricetta che ho trovato su internet e che mi sembra dia buoni risultati.
Se volete possiamo scambiarci opinioni e o esperienze, mi raccomandi, vi aspetto!
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 4/04/2007 11:11:00 PM
martedì 3 aprile 2007
Oggi ho creato questo BLOG ma non so cosa voglio dire, voglio parlare dell'ACQUA:
- cosa è per voi l'acqua?
- è la fonte della vita? (nel mare si sono sviluppate le prime cellule)
- è la base della civiltà umana? (sulle rive dei mari e sulle sponde dei fiumi si sono sviluppate le più grandi civiltà antiche)
- è un divertimento? (mare e piscina)
- è una passione? (pesca, acquariologia, sport, ...)
- è ....? (ditelo voi)
- è ... da bere?
Parliamone, datemi degli spunti.
CIAO!!!!
Pubblicato da Stefano da Firenze alle 4/03/2007 03:32:00 PM











